Home arrow News & Ideas arrow Crisi strutturale, ciclica o di fiducia
Login Form





Lost Password?
No account yet? Register
Crisi strutturale, ciclica o di fiducia
La crisi finanziaria, con i suoi effetti devastanti sull'economia americana, ha avuto almeno il merito di portare al centro dell'agenda pubblica il dibattito sul modello di sviluppo e sulle teorie economiche sottostanti. Infatti, dagli anni '90 in poi la globalizzazione e il neo-liberismo hanno in qualche modo cancellato ogni possibile alternativa, con poche eccezioni.
Va dato atto al ministro Tremonti di essere stato il primo, in questo Paese, a sollevare il problema. Il suo libro "La paura e la speranza", attaccando il mercatismo ha sollevato dubbi sulla disinvoltura delle banche e ha posto la necessità di nuove regole.
Nello scorso mese di febbraio, tre interventi sono stati particolarmente significativi. Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera del 22 febbraio, in un editoriale titolato "La crisi globale" , critica l'eccesso di pessimismo indotto, che ha portato il mondo a due passi da un abisso. In fondo, sostiene l'economista, le azioni delle banche impegnate nei mutui hanno perso valore, ma le case che li garantivano esistono ancora e un valore lo conservano; identico ragionamento si può fare per le azioni. Quindi propone un intervento dello stato a garanzia degli asset di oggi per poter lucrare poi, fra un anno o più quando, con il ritorno della fiducia, i prezzi saranno tornati a crescere. A fronte di proposte simili a questa, molti critici, hanno gridato allo statalismo e richiamato all'insegnamento tathceriano neolibrista.

Circa un mese prima, Robert Reich, ex ministro del lavoro dell'amministrazione Clinton, aveva tentato sul Washington Post una lettura simile, individuando le categorie di "ciclici" e "strutturalisti". I ciclici, nel suo ragionamento sono i liberisti che, pur riconoscendo le storture indotte dalla disinvoltura finanziaria di molti operatori, sostengono che basta lasciar fare al mercato e tra qualche tempo gli indicatori strutturali torneranno in ordine, il mercato si riequilibrerà, e riprenderanno le sue magiche sorti progressive. Reich replica a costoro dicendo che questa crisi viene da lontano, dagli anni '70, dal progressivo impoverimento del ceto medio, dalla concentrazione della ricchezza - dal 1976 al 2006 l'1% della popolazione è passata a detenere il 20% della ricchezza totale, dal 9% di 30 anni prima - dal cambiamento climatico, dalla globalizzazione. Rimprovera a Clinton di non aver saputo fare la riforma sanitaria - 14% del PIL nel '96 con 38 Mni di persone non garantite, 16% oggi con i non assicurati saliti a 44 Mni - e vede in Obama la speranza delle riforme strutturali necessarie.

A rompere questa polarizzazione interviene Enzo Rullani , con la consueta lucidità, sparigliando le carte. La crisi non è colpa né degli statalisti, né dei liberisti, ma del precipitare di tre crisi in una:
- una crisi di domanda da interdipendenza non governata, che ha sfasciato i rapporti tra domanda e offerta, portando a picco i valori attribuiti dai mercati agli assets materiali e immateriali di cui disponiamo (e che non sono spariti, anche se nessuno li vuole comprare, trascinando i prezzi verso lo zero);
- una crisi da squilibri competitivi non facilmente aggiustabili, dovuta alla perdita della distanza che isolava in precedenza paesi dotati di costi del lavoro assolutamente inconfrontabili e che oggi invece fanno parte dello stesso villaggio globale. Mettendo in moto dinamiche competitive di grande portata, tali da portare stabilmente fuori equilibrio molti capitalismi nazionali (tra cui il nostro), bisognosi di un drammatico riposizionamento;
- una crisi da insostenibilità, in tutti quei campi – e sono molti: ambiente energia, cibo, cultura, conoscenza sociale – in cui la crescita è andata avanti dritta per la sua strada, senza curarsi di rigenerare le sue premesse.
Per uscirne le ricette vecchie non funzionano. Occorre, secondo Rullani, intervenire sui legami attivi sul territorio (stati nazionali, distretti, comunità, filiere, famiglie). I Paesi come il nostro devono investire in conoscenze originali e reti di relazione; occorre poi che tutti si facciano carico degli elementi dissipativi dello sviluppo, ricostituendo quei beni comuni scarsi (ambiente, risorse naturali, cultura, conoscenza sociale) che sono preziosi e vanno salvaguardati e valorizzati.
In questa missione i protagonisti non sono solo governi, stati e loro aggregazioni, ma si apre uno spazio per la responsabilità personale, per l'intervento del pubblico attivo che tanto ha influito di recente favorito dalle reti e dalle aggregazioni sociali.
 
Subscribe
feed image
feed image
feed image
Nuovi progetti
Abruzzo Lavoro, Assistenza tecnica per la gestione dei progetti POR FSE Abruzzo 2007-2013.
Commissione Europea, Framework Contract "Cultura, istruzione, lavoro e ambito sociale".
Kosovo, Assistenza tecnica a supporto dello Sviluppo Economico Regionale.
Commissione Europea, Study on Regional expenditure of the European Regional Development Fund (ERDF) and Cohesion Fund (CF) in 2000-2006.
Romania - Ministry of Labour Social Solidarity and Family, Support for the MoLSSF to prepare as Managing Authority.

Vedi l'elenco completo dei progetti .
.
Quality certification
logo_sgs.jpg Archidata is certified UNI EN ISO 9001 for the following sectors: Strategic, management, organization, ICT advice. Technical assistance to European programmes and project and Public Administrations for programming, management, monitoring, control and evaluation. Assistance and advice for internationalization of enterprises and institutions. Studies and researches about national and European regulations and policies. Design and implementation of Information Systems. Sector EA: 35, 33