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Fallito il Doha Round del WTO | Login Form |
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| Fallito il Doha Round del WTO |
Dopo 7 anni di trattative e discussioni si è concluso con un nulla di fatto il summit del WTO. Renato Ruggiero , che del WTO è stato direttore generale (1995-1999), elenca sul sole24ore i rischi di una perdurante ingovernabilità del sistema degli accordi commerciali multilaterali (oltre a quella crescente del sistema finanziario). Crisi del multilateralimo (così come in politica internazionale), accordi preferenziali separati, crescente protezionismo (il sostegno alla liberalizzazione degli scambi è diminuito negli Usa del 25% in questi 7 anni), rendono difficile la composizione degli interessi tra Occidente sviluppato e Pvs. Ma il potere economico si sta spostando verso Oriente.
Il Doha Round aveva due obiettivi: contribuire alla crescita dei Paesi in via di sviluppo, attraverso l’apertura commerciale e la riduzione dei sussidi agricoli Usa e Europei; abbassare il livello di protezione nei Pvs verso i prodotti industriali. L’accordo è saltato evidenziando non solo una frattura tra Paesi industriali e Paesi emergenti, ma ha mostrato fratture anche nello stesso campo dei Paesi emergenti. In particolare tra India e Cina e gli altri Paesi più poveri. Non casualmente, in un negoziato che aveva risolto 23 su 25 elementi di contenzioso, a rovesciare il tavolo sono stati Usa e India, entrambi impegnati tra breve in una scadenza elettorale nazionale, con le rispettive leadership in crisi. La rigidità della commissaria americana, Susan Schwab, e la sua denunzia di India e Cina come responsabili della difficoltà delle trattative, ha irritato il gigante cinese che ha di fatto appoggiato l’India nella sua posizione di intransigenza. L’indiano Kamal Neth ha sostenuto il diritto a mantenere barriere alle importazioni agricole per difendere gli agricoltori più poveri, ma di fatto la usa posizione danneggia l’agricoltura di molti Paesi poveri. La distonia dello sviluppo economico dei due giganti asiatici, della Cina come dell’India, con uno sviluppo industriale accelerato e un’agricoltura e un sistema distributivo arretrati, è all’origine di queste posizioni. Ma il fallimento del summit, e con esso del WTO, mette in luce il mutamento degli equilibri di potere nell’economia mondiale e l’inadeguatezza degli strumenti di governo della stessa. Infatti i problemi persistono: in questi anni c’è stato un proliferare di accordi bilaterali (211 in vigore, 20 firmati ma non ancora operativi, 70 in negoziazione). Scrive Ruggiero: Ridare il primato al sistema multilaterale rispetto agli accordi preferenziali, e un'agenda di lavori che tenga presente i nuovi ruoli del sistema rispetto alle sfide globali, devono essere ora gli obiettivi principali anche per rispondere alla crescente richiesta di protezionismo. Già in America vi sono autorevoli voci che chiedono «una pausa di riflessione» per rivedere, alla luce delle nuove situazioni competitive create dalle grandi economie emergenti, Cina e India in primo luogo, il principio del vantaggio comparativo. Statistiche americane ci dicono che il sostegno alla liberalizzazione degli scambi è diminuito negli Usa del 25% dall'inizio del Doha Round. La globalizzazione incontra ovunque timori e critiche sempre maggiori.
E' ora che l'Occidente, la nuova amministrazione Usa e l'Europa prendano atto delle trasformazioni dell’economia planetaria tentando una ricomposizione degli interessi divergenti. Serve probabilmente un cambio di paradigma, passando dall'economia dell'accumulazione e della crescita quantitativa una concezione di sviluppo sostenibile. |
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Dopo 7 anni di trattative e discussioni si è concluso con un nulla di fatto il summit del WTO. 

