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I 'temi lunghi' dell'Europa
Nomisma ha predisposto l’Osservatorio Scenari Strategici di Sicurezza 2008, guidato dal 2006 da Alessandro Politi, analista strategico e di Open Source Intelligence. Lo scenario individua i trend principali sullo scacchiere internazionale per l’anno in corso, e i “temi lunghi” che a questi si intrecciano.

Il report è uno sguardo d’insieme sul mondo che, come scrive nell’introduzione Vittorio Emanuele Parsi, si articola su due categorie: le dinamiche classiche, legate all’evoluzione degli equilibri geopolitici, e le global issues, trasversali rispetto ai confini e agli schieramenti. Queste ultime mettono in moto dinamiche nuove, che diverranno rilevanti nel lungo termine.

Parsi sottolinea il fatto che l’intreccio di queste due tendenze pone la questione del luogo della decisione politica che altri, ad esempio il candidato repubblicano John Mc Cain, suggeriscono possa essere la Lega delle Democrazie. E’ indubbio, infatti, che la cooperazione tra regimi democratici e non democratici tende a farsi più problematica. I successi economici dei secondi prima o poi troveranno un esito nella richiesta di modifica del tessuto istituzionale del sistema internazionale, visto come un prodotto dell’egemonia dell’Occidente, di cui i principi democratici e la difesa dei diritti umani fanno parte, e cui viene messo in discussione il carattere universale.
Secondo Parsi queste tendenze creeranno attriti crescenti soprattutto tra Usa e Cina, saranno presenti anche nel rapporto tra Russia e Europa; starà nella capacità delle grandi democrazie, Europa e Usa in testa, di individuare forme di governance condivise e di un assetto democratico che dia legittimità all’azione politica, l’esito dei prossimi equilibri internazionali.

Alessandro Politi, nelle conclusioni dell’Osservatorio parte dalla negazione di un “Nuovo ordine mondiale”, battezzato da Bush padre nel 1991, legato a modelli di strutture internazionali ormai superati e basato sulla visione degli Usa come unica potenza globale. Ad esso preferisce il concetto di “sistema di riferimento internazionale”, meglio di più sistemi in via di costruzione.

Per noi è rilevante la riflessione che l’Europa stessa è attraversata da posizioni diverse: una, focalizzata su interessi nazionali, strumentale; l’altra, l’Europa nuova, vissuta come spazio di movimento, di contatto, vita economica. Il trattato costituzionale ha alla base il modello dello stato nazionale. Politi vede invece l’Europa come un laboratorio per un nuovo sistema di riferimento, inserito in un sistema di multipolarismo disarchico, con molti poli, statali e non, in competizione e collaborazione tra loro, senza un reale egemone o un principio ordinativo.

La realtà odierna è caratterizzata da un’accentuata instabilità sociale a seguito: della liquidità della condizione contemporanea (Baumann), dal principio di indeterminatezza che non consente, in un sistema, di determinare posizione e direzione del moto di una particella (Heisemberger), dal paradigma delle reti, che spiega come differenti tipi di legami siano essenziali per il funzionamento di una rete di rapporti sociali.

Nella riflessione di Politi quello che qui interessa è sottolineare la sua visione dell’Europa come rete ove:…siamo già in una fase di equilibri fluidi tra i vari attori tradizionali dell’integrazione (Commissione, Parlamento, sati membri, organi intergovernativi)il futuro dei quali in termini di legami sarà deciso dall’interazione nell’intera rete Europa, anche rispetto all’insieme delle reti mondiali.
Ma, avverte Politi, la rete fa coesistere momenti concentrativi e distributivi, ma la funzione distributiva non può essere frutto né di uno stato (non più) onnipotente, né di una miracolosa mano invisibile (specie se ha tendenze monopolistiche). La rete è fatta di nodi, e in essa vigono due funzioni: disintermediazione e aggiramento; nessuno può tentare di bloccarla o imporre veti, se ci prova viene inesorabilmente aggirato. Questo principio vale per i governi, per le aziende, per i media.

Nel sistema internazionale non può più essere efficace la funzione di gendarme di fatto o per legge. “Chi pensa di stabilire in un mondo interconnesso un feudo chiuso, viene progressivamente atrofizzato; chi tenta di sfruttare una rendita di posizione, tiene la posizione, ….ma la sua funzione apparentemente insostituibile viene rimpiazzata da un altro insieme di nodi più adeguato”.
L’Europa è già rete, ma non ancora pienamente fungibile e leggibile nei suoi grandi tratti, dice Politi. Essa deve confrontarsi con la crisi dello stato nazionale (perdita di potere fiscale), della democrazia (crisi della rappresentanza politica e cesarismo), e di se stessa in quanto derivante dalle dinamiche incentrate sullo stato nazione e sulla democrazia tradizionale.
La speranza di Politi è che l’Europa sappia risolvere la crisi trasformandosi in una rete di soggetti able and willing, e si rapporti in un sistema internazionale visto come unicum interconnesso, come una dorsale aperta di rete.

 
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