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L'inghilterra nell'Euro?
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Fabrizio Galimberti, sul sole24ore, segnala l'apertura, o la riapertura, concreta del dibattito nel Regno Unito sull'eventualità di una adesione all'Euro. Dopo il rifiuto del 1999, è questa la prima volta che la scelta si ripropone con forza, complici la crisi dei subprime e la debolezza della sterlina.

Da un post sul blog del Financial Time si sviluppa un acceso dibattito tra euroscettici e eurottimisti 

La riapertura del dibattito ha dunque radici reali e concrete, non ideologiche. L'euro nei suoi dieci anni di vita si è consolidato e molto rafforzato, come sottolinea Galimberti: "gode di ottima salute (troppa, secondo alcuni), ha tolto al dollaro il monopolio della moneta di riserva, il suo mercato dei capitali rivaleggia con quello americano, e ogni anno attira altri Paesi nella sua area monetaria".

Questi effetti sono ripresi da Willem Buiter, economista olandese trapiantato in UK - insegna alla London School of Economics - che sul blog del Financial TIme pone la fatidica domanda When will UK wake up and join the Euro Area?   La sua risposta è secca: è ormai tempo che il governo inglese aderisca all'Euro e che sottoscriva il tarttato di Schengen, per facilitare al massimo la circolazione del capitale umano. Le argomentazioni di Buiter ruotano attorno a tre capisaldi: stabilità, passività esterne, rilevanza politica.

Per quanto riguarda la stabilità, l'osservazione del professore è che non è possibile per il governo e la Banca di Inghilterra adottare una politica monetaria autonoma in una economia media e a perta come è quella britannica. Gli shock "asimmetrici" che possono colpire l'econimia inglese possono essere ridotti solo diversificando i portafogli e faciltando la mobilità internazionalee del lavoro. L'ingresso nell'Euro porterebbe un doppio vantaggio, la riduzione del rischio incoraggerebbe la diversificazione dei portafogli e l'adesionbe a Shengen faciliterebbe la mobilità e la diversificazione del capitale umano.

Rifacendosi alle difficoltà che sta attraversando l'economia Islandese, Buiter ammonisce che il fatto che la City gestisca enormi attività e passività esterne (i titolari sono non residenti), rende difficile un intervento della Bank of England: in caso di crisi di liquidità o di fiducia (come nel recente casio della Lehman), la Banca centrale può intervenire sulle passività in sterline (può creare moneta), ma non ha alcun titolo su quelle in dollari o in Euro, a meno di non attivare complessi (e onerosi) accordi con le altre Banche centrali. Attività e passività esterne gestite a lOndra pesano per il 400% del Pil, contro il 100% degli Usa, e più simili al 700% dell'Islanda - e causa delle dificoltà di quella economia. Un Paese, sostiene il docente, può esssere un grande centro finanziario solo se fa parte di una grande area monetaria. Gli scossoni di questi mesi hanno fatto emergere la fragilità della City, e questo potrebbe tradursi in maggiori costi sul capitale intermediato, e quindi danneggerebbe a lungo andare la competitività della piazza londinese.

Infine, per Buiter il rischio è la condanna del Regno Unito a una marginalizzazione e una perdita di rilevanza politica nello scacchiere internazionale, e in primis in Europa. Il Continente, secondo il professore, è destinato a diventare una federazione, l'Euro è solo un forte aspetto simbolico di una crescente integrazione politica. La tradizionale politica inglese, "resto ai margini, guardo, annuso", non le cosentirebbe di essere parte del rpocesso di integrazione e di influenzarlo secondo le proprie convinzioni e finalità. Per questo al sua risposta è: So macroeconomic stability, the defence of London’s status as a global financial center and the political logic of deeper European integration all call for the dumping of sterling and the adoption of the euro. Just do it.

E' utile leggere il dialogo che si sviluppa nei commenti al post per tre motivi:

1) è esemplificativo delle argomentazioni tra euroscettici e favorevoli nel dibattito inglese. A questo proposito un intervento suggerisce perfidamente che se la Scozia procedesse verso l'autonomia, sicuramente opterebbe per l'Euro, e a quel punto di unito nel Regno resterebbe ben poco

2) è uno specchio delle debolezze strutturali dell'Unione Europea e della sua capacità attrattiva

3) è mortificante per noi italiani che il Paese venga portato ad esemplificazione tra le ragioni per non aderire pienamente al progetto europeo.

 
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