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OCSE: il futuro del biotec
42863658032009041ML'OCSE ha pubblicato un report sull'impatto delle biotecnologie: "The Bioeconomy to 2030: Designing a Policy Agenda", analizzando il ruolo che esse avranno nei prossimi vent'anni e gli effetti al 2015, evidenziando le possibili politiche che sono in grado di massimizzarne gli impatti positivi.
Vi sono svariati fattori che rendono cruciali le biotecnologie e il loro sviluppo. Innanzitutto la crescita della popolazione mondiale e del reddito procapite, specie nei Paesi in via di sviluppo (PvS), destinati a divenire anche i principali mercati per le produzioni primarie (agricoltura, pesca, foreste). A queste va aggiunta la crescita della domanda di carburanti, con una probabile potenziale crescita del biofuel.
Infine, a seguito dell'invecchiamento della popolazione, in Cina ma soprattutto nei Paesi OCSE, crescerà la domanda di farmaci contro le malattie croniche e neurodegenerative. Le biotecnologie possono essere un rimedio efficace contro la crescita della spesa sanitaria e dei costi di ricerca.
Su un altro versante, le biotecnologie possono accrescere l'efficacia delle terapie, in modo da rendere concreti e misurabili i migklioramenti di terapie molto costose.
Il settore farmaceutico, il "red biotec", produce già farmaci notevolmente efficaci per la difesa della salute. E' anche il settore che catalizza la gran parte degli investimenti in R&D del biotec, l'85%, con un ritorno potenziale calcolato nel 25%. Al contempo, solo il 6% degli investimenti privati in R&D nell'area OCSE si orienta verso il biotec per l'industria e l'agricoltura, che promettono invece ritorni del 75% in prospettiva. Oggi il peso del biotec nell'area OCSE è sotto l'1% del PIL, ma potrebbe aumentare al 2,7 entro il 2030 nei paesi OCSE, e anche di più negli altri.

Entro il 2015 praticamente ogni nuovo farmaco, circa la metà della produzione agricola e molti prodotti di consumo quotidiano (additivi alimentari, plastica, carburanti e detergenti) saranno prodotti biotec. Verranno sviluppate nuove tecnologie, oltre agli organismi geneticamente modificati (OGM), intragenici, traccianti genetici, selezioni assistite da marcatori. Gli OGM verranno utilizzati per creare nuove varietà di animali per la ricerca. Le differenze tra settore farmaceutico e biotecnologico sono destinate ad assottigliarsi; la compoenente biotec dei farmaci passerà dal 1,8% del 2005 a una quota tra il 12 e il 20% nel 2015. Nuove varietà di prodotti agricoli possono aumentare la produzione mondiale, richiedendo meno acqua, pesticidi e fertilizzanti.

Ciononostante permangono diverse barriere allo sviluppo e vendita delle biotecnologie, si tratta di sfide a carattere tecnologico ma comprendono anche ostacoli legislativi, scarsità di investimenti e personale preparato, struttura dei mercati e pregiudizi culturali. La crisi economica mondiale è un ulteriore ostacolo allo sviluppo degli investimenti in questo settore, si riduce la quantità di capitali disponibili per la ricerca nel biotec e negli start-up aziendali, notoriamente ad alto rischio. Gli investimenti pubblici sono perciò particolarmente necessari in aree come le energie alternative e l'agricoltura sostenibile, che implicano risultati nel lungo periodo.
In un futuro condizionato dall'impatto dei cambiamenti climatici sull'uso del suolo, sulla produzione alimentare e sulla salute, il report esorta a prendere in considerazione il biotec come possibile contributo alla soluzione dei problemi dell'umanità.
L'Europa, che attualmente adotta rispetto alle biotecnologie un atteggiamento altalenante, dallo sviluppo intenso del red biotec,  a un approccio timido a quello industriale, e uno molto cauto, se non ostile, alle tecnologie nell'agroalimentare, rischia di restare indietro nella ricerca. Il "principio di precauzione" verso gli OGM non deve rischiare di significare l'abbandono di un territorio di ricerca.
Sul sito dell'OCSE è disponibile un abstract del report.
 
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