Jeremy Rifkin , presidente della Foundation on Economic Trends (Washington DC), è stato presente in videoconferenza all’IDC Innovation Forum di Milano, lo scorso 14 marzo. Il tema della sua comunicazione è stato “La terza rivoluzione industriale”: secondo l’economista americano l’epoca dei combustibili fossili è finita, gli Stati si devono riorganizzare per affrontare un mutamento epocale che ha sullo sfondo la salvezza del pianeta dalla minaccia del riscaldamento globale. Nella sua vision il futuro è la trasformazione dell’energia in idrogeno, il suo immagazzinamento delocalizzato, e la distribuzione su grandi network continentali. L’Europa parte avvantaggiata in questa sfida, grazie alla coerenza delle sue reti di distribuzione
Rifkin è un attento osservatore dei macrofenomeni mondiali e ha scritto numerosi libri, tra cui segnaliamo: L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy (Mondadori, 2000); Economia all'idrogeno. La creazione del Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra (Mondadori; 2002) e Il sogno europeo. Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano (Mondadori, 2004). Proprio le tesi sostenute in questi due ultimi scritti sono alla base delle riflessioni di Rifkin.
I cambiamenti epocali, sostiene l’economista, sono stati generati dalla convergenza tra l’utilizzo di muove fonti energetiche e nuovi regimi di comunicazione. La prima rivoluzione industriale è stat generata dall’incontro tra il motore e vapore e la stampa di Gutemberg. Dalla fine ‘800 l’incontro tra carburanti e reti di comunicazione (elettricità, radio, tv) ha dato origine alla seconda.
La terza rivoluzione industriale sarà possibile dalla riconfigurazione delle reti elettriche e l’integrazione con le reti globali di comunicazione (web). Così come si producono e scambiano i contenuti in una logica p2p, sarà possibile produrre in modo decentrato l’energia da fonti rinnovabili e condividerla attraverso un sistema di reti intelligenti.
La vision di Rifkin è epocale, ma non velleitaria: ciascuno di noi è un potenziale produttore di energia (case, uffici, aziende piccole e grandi, persino veicoli). Questa energia è trasformabile in idrogeno, è stoccabile e trasferibile attraverso un sistema di reti intelligenti. Lo facciamo già con l’informazione, attraverso i nostri desktop, che hanno generato una potenza di calcolo superiore a qualsiasi grande mainframe; allo stesso modo milioni di produttori locali saranno in grado di generare una quantità di energia superiore a quella di qualsiasi grande centrale esistente. Un sistema distribuito è più efficiente di qualsiasi sistema centralizzato che usi carbone, petrolio, gas o nucleare.
La sfida è possibile, la minaccia è certa: entro il 2020 l’economia basata sui carburanti fossili è destinata a sparire, le fonti a esaurirsi, i prezzi a salire senza sosta, l’impatto sull’ambiente ad aggravarsi.
Chi coglierà per primo le opportunità derivanti dalla terza rivoluzione avrà un vantaggio straordinario, e secondo Rifkin l’Europa è ben posizionata: ha già individuato due dei tre pilastri alla base della nuova era:
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L’impulso alla produzione di energie rinnovabili: solare, eolico, geotermico, cinetica (maree e moto ondoso), biomasse;
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L’individuazione di mezzi per lo stoccaggio delle stesse, per trasformare una produzione a carattere discreto in una risorsa stabile e disponibile
Questi due pilastri vanno attivati contestualmente. Il problema dello stoccaggio ha una soluzione accettabile e “pulita” nell’idrogeno, questo infatti è un possibile catalizzatore dell’energia, ampiamente disponile, relativamente efficiente con scarti di lavorazione inoffensivi: acqua e calore. L’idrogeno è un medium universale per lo stoccaggio di energia rinnovabile, che assicura la possibilità di riutilizzo per la generazione di corrente ed è facilmente trasferibile.
Il ciclo è semplice, l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, attraverso l’elettrolisi, trasforma l’acqua in ossigeno e idrogeno; quest’ultimo peraltro si può ottenere anche dalle biomasse e da produzioni agricole.
Lo stoccaggio e conservazione è tema cruciale. Le energie rinnovabili hanno una produzione di tipo discreto, il sole non splende sempre, il vento cade, l’acqua può scarseggiare in periodi di siccità. Ma nei periodi di abbondanza si deve poter conservare (ci sono poi anche le biomasse).
La Commissione Europea, qui è il centro della riflessione di Rifkin, ha colto queste tendenze e ha lanciato a ottobre 2007 una grande partnership pubblico-privato per accelerare l’ingresso dei 27 Paesi nell’economia dell’idrogeno, con l’obiettivo primario di produrlo attraverso fonti rinnovabili. Per far ciò ha finanziato un aggressivo programma di R&D nel campo della tecnologia di produzione di pile a combustibile idrogeno.
Per completare i componenti della strategia, il terzo pilastro, Rifkin segnala la necessità di riconfigurare le reti di distribuzione dell’energia europee in un’unica rete intelligente. Servono tre componenti:
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Minireti locali – case, condomini e imprese possono produrre localmente energia e usarla in proprio. Sistemi di misurazione intelligente consentiranno di vendere l’energia prodotta in eccesso o acquistarne in caso di bisogno, in una logica bidirezionale
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L’installazione di componenti e sensori intelligenti – in rete e negli apparati distribuiti (cucine, scaldabagni, lavatrici, computer, illuminazione, etc) sono i device che consentiranno di strutturare un sistema autoregolantesi, che cede energia abbondante o ne richiede in acso di bisogno.
- Il terzo passaggio è la definizione di un unico grande sistema interconnesso, che inglobi anche segnali dall’ambiente esterno, consentendo di regolare il flusso di elettricità in base alle condizioni del tempo. In caso di penuria (siccità, maltempo), può segnalarla agli utenti proponendo una riduzione del servizio (lavaggi notturni, aumento di 1° della temperatura dei condizionatori), collegando la riduzione al prezzo. Ciò consentirebbe la creazione di una “borsa dell’energia” distribuita, ciascuno può decidere di comprare o vendere in base al prezzo. Lo stesso sistema (mercato) si trasferisce a livello Paese, industriale e continentale.
Le giovani generazioni, abituate a un mondo non gerarchico e interconnesso, potranno sfruttare appieno queste potenzialità. L’Europa, secondo Rifkin, ha di fronte l’opportunità di guidare la terza rivoluzione industriale. E’ una vision, un sogno, la cui realizzazione comporta alcuni passaggi cruciali. E’ un sogno, ma è un bel sogno, e di questo ha bisogno l’Europa per procedere sulla strada aperta da Lisbona
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