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Si discute di globalizzazione | Login Form |
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| Si discute di globalizzazione |
L'affacciarsi aggressivo delle economie asiatiche, India e Cina in testa, sul mercato mondiale ha messo in apprensione i paesi industrializzati. La crisi dei SubPrime ha dato un ulteriore scossone, soprattutto negli Usa. Si è aperto perciò un dibattito su globalizzazione, protezionismo, regole che ha attori e posizioni di segno diverso.Enzo Rullani, su First Draft, discute il tema della globalizzazione , e il modo in cui la si sta affrontando nel dibattito politico nostrano. Per Rullani: possiamo dire che essa, lungi da essere un incidente di percorso, è il compimento ideale della modernità, ossia del modo di produrre e di vivere che da tre secoli ha imparato a usare la scienza come primaria forza produttiva. La scienza è un sapere universale, non locale; e la produzione fatta in base alla scienza non poteva che prendere, alla fine, una forma globale. Che mette sullo stesso piano cinesi, turchi e americani, ossia tutti quelli che ad essa ricorrono. Ci sono voluti tre secoli, e diverse guerre di confine, ma adesso ci siamo. Si illude chi pensa che si possa tornare indietro al buon tempo andato. Da noi la globalizzazione viene spesso subita, invece: Il mondo è diventato globale e postfordista, ma non per questo dobbiamo solo subirlo. Alla lunga, lo sappiamo, le strategie soltanto difensive non pagano. Si può correre in difesa solo per prendere fiato e avere il tempo necessario per riaversi della sorpresa: poi, bisogna che recuperare l’intelligenza del futuro e la cultura globale di cui si dispone per guardare avanti, fuori dalle trincee. Vedremo se le forze politiche sapranno fare la loro parte, quando si tratterà di passare dalla paura alla speranza, per usare i due termini impiegati da Tremonti. E' proprio questo il nodo, nel successo elettorale recente c'è molta richiesta di cambiamento, ma anche molta paura di futuro. Nella capacità di svecchiare i modelli, di abbandonare vecchi porti (non più sicuri), guardando ai nuovi orizzonti, liberando energie, che la classe dirigente si legittimerà. Ma sulla globalizzazione ci sono anche pareri diversi. Su Repubblica, Federico Rampini riprende un editoriale del Wall Street Journal sul tema, e ricostruisce le diverse posizioni in campo e i molti attacchi che il concetto subisce da molte parti; da noi è Tremonti che ha aperto il fuoco. Su altri versanti è Stigliz che ne sottolinea le distorsioni, parlando di asimmetria delle informazioni tra Paesi. I commenti al post di Rullani, comprese le sue risposte pongono interrogativi cruciali; sia da sinistra che da destra si danno risposte vecchie. Da sinistra si ricorre a schemi neo-liberisti moderati, da destra al neo-colbertismo. Rullani propone le comunità espistemiche con un'idea condivisa di senso relativa alla vita, alla produzione e al consumo, mentre lo Stato "fornisce una cornice universalistica all’agire. Una cornice povera di senso e poco mobilitante, ma capace di dare due prestazioni importantissime: le economie di scala della conoscenza riproducibile, che sono massime quando le procedure di uso sono standardizzate e impersonali; e un livello minimo, basico, di organizzazione sociale (zoccolo minimo di diritti/doveri universali, zoccolo minimo di beni per la sopravvivenza e il lavoro), che consente agli individui di non diventare prigionieri delle comunita’ di appartenenza, ma di poter scegliere in modo fluido l’adesione a questa o quella comunita’, a questa o qualla idea restrostante, rendendo dinamico e inventivo il sistema, invece di consegnarlo alla tradizione e alla ripetitività". Indietro dalla globalizzazione non si torna, dice Rullani, e su questo ha assolutamnete ragione. L'idea è affascinante, ma rimane il dubbio che uno stato "leggero" non risponda al bisogno di regolazione dei fenomeni finanziari che la politica di Bush ha consentito. Nè si vede come le comunità espistemiche possano avere forza sufficiente, per una lunga fase, per contrastare questi fenomeni. Alessandro Baricco nel suo libro "I barbari" sostiene che occorre analizzare la realtà rinunciando a utilizzare categorie del secolo scorso; la capacità di analisi e di vicinanza alla realtà ci costringe a mutare le categorie interpretative che abbiamo sinora utilizzato. Forse questo è il senso della ricerca che va perseguita, e questo il terreno d'impegno delle comunità di cui parla Rullani Su questa strada un bell'articolo di David Brooks, sul NYT parla di Cognitive Age e di skill revolution. |
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Commissione Europea, Framework Contract "Cultura, istruzione, lavoro e ambito sociale". Kosovo, Assistenza tecnica a supporto dello Sviluppo Economico Regionale. Commissione Europea, Study on Regional expenditure of the European Regional Development Fund (ERDF) and Cohesion Fund (CF) in 2000-2006. Romania - Ministry of Labour Social Solidarity and Family, Support for the MoLSSF to prepare as Managing Authority. Vedi l'elenco completo dei progetti . . |
L'affacciarsi aggressivo delle economie asiatiche, India e Cina in testa, sul mercato mondiale ha messo in apprensione i paesi industrializzati. La crisi dei SubPrime ha dato un ulteriore scossone, soprattutto negli Usa. Si è aperto perciò un dibattito su globalizzazione, protezionismo, regole che ha attori e posizioni di segno diverso.

