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| Troppa paura limita le speranze |
L'ICE ha recentemente pubblicato il report 2007-2008 sull'economia internazionale, che consegna un quadro esaustivo del panorama ormai abbastanza noto grazie ai riflettori che si sono accesi sulla crisi finanziaria. Per l'Europa e l'Italia vi sono dati positivi e altri sconfortanti. L'Europa si riconferma primo esportatore mondiale e primo investitore all'estero. L'Italia può registrare qualche segnale positivo per quanto riguarda l'export, grazie a un riorientamento in termini di specializzazione, ma resta ancora molto da fare. Importante è sconfiggere il timore del nuovo.Il rapporto riconferma , ovviamente, un certo rallentamento dell'economia mondiale, che ha subito un ulteriore peggioramento nel recentissimo passato, quando la stesura era già avanzata. La frenata, che in alcuni Paesi, tra cui il nostro, già assume i connotati della recessione, segue alcuni anni di forte espansione produttiva. Oggi ci si interroga su profondità durata della crisi, poiché non sono ancora chiari i contorni della stessa negli Usa e nella stessa Europa, e non si è in grado di valutare l'impatto sull'economia reale. Se si guarda al quinquennio trascorso, l'elemento di novità, che segna una tendenza destinata a consolidarsi, è un ciclo economico mondiale cui hanno dato forte stimolo i Paesi emergenti.
Ci si interroga però sulla
tenuta di questa prospettiva, a fronte di un fenomeno recessivo che
colpisca le maggiori economie occidentali, dell'impatto dell'aumento
dei prezzi di alcune materie prime alimentari sugli stessi paesi
emergenti e della carenza di capitali disponibili per gli investimenti.
Le tensioni sui mercati internazionali rischiano di compromettere ancor
di più lo stato delle relazioni economiche, uscite dai negoziati del
Doha Round gravemente compromesse; sette anni di trattative non sono
serviti a raggiungere mediazioni accettabili, con l'effetto di
moltiplicare gli accordi bilaterali e di accentuare una domanda di
misure protezionistiche che si sta facendo strada pericolosamente in
molti Paesi
Detto ciò, è interessante analizzare gli effetti della situazione sull'Europa e sull'Italia.
L'UE è il primo esportatore mondiale e il primo investitore
all'estero. E' mutata la geografia dell'export, va riducendosi il peso
degli Usa e crescono Cina e Europa Orientale. La quota della UE
nell'export mondiale nel 2007 pesa per il 16,5%, arrestando la discesa
del precedente triennio. Giappone e Usa hanno invece confermato la
tendenza al calo del loro export, probabilmente anche per aver spostato
parte della loro produzione in Cina che a sua volta, anche per tale
motivo, ha visto confermata la tendenza all'espansione delle
esportazioni; peraltro il gigante cinese acquista un sesto dei
manufatti europei, e si conferma opportunità, oltre che minaccia.
Sempre da Oriente sono emersi nuovi protagonisti: la Russia è diventato
il primo fornitore di risorse energetiche per gli europei, superando
la Norvegia.
Il rialzo dei prezzi delle materie prime ha ampliato il
disavanzo commerciale europeo, soprattutto verso l'Europa
centro-orientale e l'Africa settentrionale (materie prime, elettronica,
abbigliamento); tengono i settori a contenuto tecnologico medio-alto
(macchine e apparecchi elettrici, autoveicoli, prodotti chimici) e
quelli hi-tech (farmaceutica, aeromobli, veicoli spaziali). Prima
esportatrice settore servizi, seguita dagli Usa (assieme valgono il 50%
dell'export e il 43 dell'import), dove performano finanza,
assicurazioni e trasporti.
L'Italia, pur con qualche miglioramento nel risanamento dei
conti pubblici, conferma una velocità di crescita inferiore alla media
europea (1,5 contro il 2,6%). Il 2007 ha fatto registrare un
miglioramento della quota delle esportazioni sul mercato mondiale,
grazie a una differenziazione nei percorsi di internazionalizzazione
produttiva. E' cambiato il modello di specializzazione delle
esportazioni, spostandosi verso segmenti di mercato più remunerativi
dei tradizionali (beni consumo per la persona e la casa) quali i
comparti dell'industria metalmeccanica. Anche nei settori tradizionali,
i risultati positivi vengono dalle aziende capaci di spostarsi verso
l'alta gamma e di adottare strategie commerciali flessibili sui mercati
esteri.
Permangono preoccupazioni sulla capacità dell'Italia di
consolidare la dinamica di specializzazione produttiva del Paese, il
cui rallentamento spiega gran parte del declino della quota delle
esportazioni rispetto agli altri Paesi dell'area dell'Euro. I limiti
maggiori sono la ancor insufficiente concorrenza di molti mercati, e la
scarsa esposizione internazionale (export e import restano più basse
rispetto ai grandi Paesi europei). |
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Commissione Europea/DG Regio, Attività di ricerca sull’impatto di modifiche regolamentari in termini di costi amministrativi per la gestione dei Fondi Strutturali.
Provincia di Torino, Servizi di supporto alla Provincia di Torino per la gestione delle politiche del lavoro, FSE 2007-2013 della Regione Piemonte. Regione Calabria, Servizi di assistenza e supporto tecnico e amministrativo all'istruttoria delle domande di aiuto sulle Misure 1.2.1 e 1.2.3 del PSR Calabria 2007-2013. Turchia, Assistenza Tecnica, Informazione e Pubblicità per Operazioni potenziali e beneficiari dei Grant (HRD OP 5.2). Vedi l'elenco completo dei progetti . . |
L'ICE ha recentemente pubblicato il report 2007-2008 sull'economia internazionale, che consegna un quadro esaustivo del panorama ormai abbastanza noto grazie ai riflettori che si sono accesi sulla crisi finanziaria. Per l'Europa e l'Italia vi sono dati positivi e altri sconfortanti. L'Europa si riconferma primo esportatore mondiale e primo investitore all'estero. L'Italia può registrare qualche segnale positivo per quanto riguarda l'export, grazie a un riorientamento in termini di specializzazione, ma resta ancora molto da fare. Importante è sconfiggere il timore del nuovo.

