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Una risorsa per il Paese
Il mese scorso, il Presidente Napolitano, nel corso di una premiazione di neo-cittadini italiani, ha detto che gli stranieri sono una risorsa per il Paese. Lo sono per svariati motivi: coprono posizioni lavorative che i connazionali rifiutano, pagano contributi di legge (quelli impiegati a contratto), contribuiscono allo sviluppo del Paese e, se utilizzati in modo intelligente, costituiscono un ponte e un'occasione di relazioni commerciali con i Paesi d'origine. Una recente ricerca del CNEL pubblicata dal Corriere dalla Sera, segnala che c'è una categoria in crescita tra gli immigrati: gli imprenditori.

I più intraprendenti sono marocchini e cinesi. I primi hanno creato 42.416 aziende, i secondi 29.771, seguiti da Albanesi (23.253), Svizzeri (16.304) e Senegalesi (13.640). Altro aspetto sorpendente è l'indice di crescita nell'ultimo anno, + 18,5 le nuove imprese cinesi, + 15,3 quelle marocchine, segno di un incremento anche qualitativo dell'immigrazione, non più solo profughi e disperati. Guardando da una prospettiva più ampia i dati si vede che l'imprenditoria extracomunitaria rappresenta il 6,5% del totale degli imprenditori operanti nel nostro Paese, e che l'incremento degli ultimi 5 anni è stato del 20%; ancora, mentre nell'ultimo anno le imprese sono diminuite dell'1%, quelle fondate da stranieri sono aumentate dell'8%.

Stiamo quindi imparando ad applicare le tesi di Richard Florida, che ha spiegato a tutto il mondo come attrarre i talenti? A giudicare dal clima generale del Paese si direbbe di no. Una parte della spiegazione può ritrovarsi in una risposta alle restrizioni imposte agli ingressi dalla legislazione italiana. Nello scorso anno, afferma Carlo Dell'Aringa, docente della Cattolica di Milano che ha curato l'inchiesta, sono state 17.000 le nuove imprese straniere iscritte alle Camere di Commercio (Infocamere-Movimprese). Il decreto sui flussi extracomunitari ha limitato gli ingressi a 3.000 extracomunitari per lavoro autonomo. Ciò significa, secondo Dell'Aringa, che "14.000 immigrati hanno mutato la loro posizione di lavoro, diventando imprenditori da dipendenti che erano".

I settori in cui si concentra la presenza di aziende guidate da immigrati sono il commercio (macellerie, ortolani, abbigliamento) dove i numeri superano le 100.000 unità, le costruzioni dove la densità é maggiore (il 10% del totale, 60.765 su 557.476), ma anche trasporti, informatica, immobiliare. Le Regioni piùimplicate sono Lombardia (circa 14.000 imprese nel 2007), Emilia Romagna (più di 11.000) e Toscana (oltre 7.000).

Milano è una delle città in cui più si concentra l'imprenditoria extracomunitaria. Assolombarda, il Comune e la Provincia hanno dato molta enfasi negli ultimi tra anni alle tesi di Florida. Ma come ha denunciato Guido Martinotti sul Corriere milanese a fine novembre, spesso la città si dimentica la terza T predicata da Florida: Talento, Tecnologia e Tolleranza. Il convegno "Emergenza romeni o romeni emergenti" , organizzato dalla Caritas ambrosiana ha discusso i dati presentati dal libro "Romania: immigrazione e lavoro in Italia". Il 65% degli intervistati dichiara che non vorrebbe in famiglia una persona rumena (anche se non è chiaro a che titolo: collaboratore, imparentato, convivente?).

Ciononostante la realtà impone i suoi dati concreti: Su 27 mila ditte con titolare rumeno presenti in Italia, un quinto di esse (5.400 circa) si trova in Lombardia. L'imprenditoria immigrata è triplicata in 4 anni e i romeni, oltre ad essere la comunità più numerosa, sono fra gli stranieri più produttivi e hanno registrato un incremento delle ditte individuali, dal 2004 a oggi, pari al 143%. Ora, con la crisi alle porte, molti pensano di tornare in patria, e questo è un fattore di impoverimento per l'Italia

 
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