La nostra sfida
home_thumb2.jpgL’allargamento dell’Unione europea e la necessità di uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità, in un contesto mondiale sempre più competitivo, rappresentano oggi e nel prossimo futuro una sfida reale non solo per le autorità comunitarie, nazionali e regionali, chiamate a guidare la nuova strategia europea, ma anche per tutti quei soggetti pubblici e privati che da anni operano nell’ambito dei Programmi europei. > Leggi tutto
Una impresa a rete
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La globalizzazione e la crescita di competizione delle grandi economie emergenti impongono all'Italia un cambiamento di passo per poter cogliere le opportunità che il nuovo contesto offre. Archidata è a fianco della Pubblica Amministrazione in questa sfida, che richiede un impegno costante almeno su tre piani: l'internazionalizzazione dell'iniziativa, l'investimento in conoscenza e capitale umano, l'allargamento  delle reti di  condivisione e partenariato.

Internazionalizzazione: la posta in gioco è una revisione del modello di fare business, tramite l'internazionalizzazione dell'iniziativa. Per promuovere i progetti italiani in ambito europeo e internazionale, nei settori dell'innovazione, della ricerca e sviluppo, della formazione, dell'istruzione, della società dell'informazione e della cultura.

Passare dalle reti corte alle reti lunghe: La maggior parte delle imprese italiane (in particolare PMI e imprese di servizi) già oggi fa parte di una o più reti di relazioni, ha la sua “nicchia” di attività, dispone di competenze più o meno specializzate. Il problema è che questa nicchia il più delle volte è circoscritta a livello locale o, al massimo, nazionale; gli investimenti immateriali (conoscenze e relazioni) sono ancora limitati, soprattutto se confrontati con quelli di altri soggetti che operano da tempo a livello europeo o su una scala ancora più larga; le modalità di organizzazione della conoscenza infine non consentono di avvantaggiarsi di un elevato livello di riuso della conoscenza e di estendere il circuito dei potenziali utilizzatori e clienti. La sfida è oggi di passare da reti corte a reti lunghe: il singolo componente del network può anche rimanere piccolo, ma la sua strategia deve orientarsi sempre più alla costruzione di una nicchia globale all’interno di reti più grandi. In questo modo, la sua competenza specialistica è valorizzata e amplificata; raggiunge clienti che le reti corte non consentono di toccare; si allarga la rete di condivisione, collaborazione e scambio delle conoscenze.

Riuso della conoscenza. L’allargamento della rete si riduce a ben poca cosa se non si accompagna a un altro elemento decisivo: il riuso della conoscenza, che consente di moltiplicare il valore degli investimenti immateriali fatti. Ma questo, che è un elemento distintivo della “nuova economia” e della “società della conoscenza”, è una pratica assai poco diffusa in Italia e, anzi, contraddice uno degli atteggiamenti tipici delle piccole e medie imprese italiane (anche di quelle che operano nel settore dei servizi e della consulenza alla PA), che usano la flessibilità e la creatività per creare soluzioni ad hoc e molto personalizzate, non a caso adatte ad ambiti di prossimità e a reti corte. Quando si risolve un problema o si chiude un progetto, infatti, si passa subito ad un altro e non ci sono i tempi (e le risorse) per codificare la soluzione (la buona pratica), archiviarla, incapsularla in altri progetti, diffonderla e trasferirla ad altri. La conoscenza non è un obiettivo su cui investire, ma assomiglia a un valore ulteriore, a un “by product” del fare.  Anche su questo versante è necessario introdurre una discontinuità: allargare la rete significa accrescere le opportunità e i possibili utilizzatori, ciò si traduce in un moltiplicatore di valore che rende a sua volta più agevole e redditizio investire in uno sviluppo della conoscenza. Aumenta in questo modo il capitale immateriale dei singoli e della rete nel suo complesso. Le leve su cui agire in sostanza sono due: a) organizzare meglio il circuito cognitivo, in modo da favorire il riuso delle conoscenze non solo nelle applicazioni ripetitive, ma anche in impieghi realizzati in contesti e per finalità differenti; b)  potenziare la specializzazione, anche nel processo di innovazione, rendendo fluidi e affidabili i circuiti di integrazione e interazione (E. Rullani, “New/Net/Knowledge Economy: le molte facce del postfordismo”).

Investire in conoscenza:
In una situazione di nicchie locali e di reti corte non  si sente più di tanto la necessità di linguaggi formalizzati per la comunicazione delle informazioni: fornitori e utilizzatori si conoscono direttamente e il trasferimento delle conoscenze avviene, per così dire, in tempo reale. Totalmente diversa è la situazione quando si opera all’interno di reti lunghe e quando il numero dei soggetti (siano essi fornitori od utilizzatori, ciascuno dei quali poi caratterizzato da esigenze, culture, linguaggi profondamente diversi) è elevato. In questo caso, vi è la necessità di una maggiore formalizzazione dei linguaggi e, soprattutto, di una efficace organizzazione della conoscenza (ad esempio attraverso sistemi di knowledge management, intranet, newsletter, ecc.), in modo da renderla condivisibile con altri, nonché trasferibile nello spazio e conservabile nel tempo. Non si tratta tanto di investire in sistemi e tecnologie della comunicazione, quanto di investire in “intelligenza” e capitale umano, in particolare in un differente stile di lavoro individuale e di gruppo (di rete), che si appoggia necessariamente (ma non solo) sulle nuove tecnologie di informazione e comunicazione on line.

 
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Commissione Europea, Framework Contract "Cultura, istruzione, lavoro e ambito sociale".
Kosovo, Assistenza tecnica a supporto dello Sviluppo Economico Regionale.
Commissione Europea, Study on Regional expenditure of the European Regional Development Fund (ERDF) and Cohesion Fund (CF) in 2000-2006.
Romania - Ministry of Labour Social Solidarity and Family, Support for the MoLSSF to prepare as Managing Authority.

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